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Biografia

Alberto Beneventi è nato a Pavullo nel Frignano, sulle montagne dell’Appennino a una cinquantina di chilometri da Modena, secondogenito in una famiglia povera.
Il padre, Giuseppe, era muratore e aveva 26 anni.
Giuseppe morì in un incidente sul lavoro il giorno successivo a quello della nascita di Alberto. La tragedia si abbatté così su quella piccola famiglia. La madre Lucia non resistette al dolore e ben presto si ammalò. Dopo pochi anni anch’essa morì.
A sette anni Alberto si ritrovò così orfano, insieme alla sorella Elisabetta, più grande di lui di tre anni, di entrambi i genitori. Su di loro incombeva lo spettro dell’orfanotrofio. Le zie materne, malgrado le ristrettezze economiche, si resero però disponibili ad allevarli.
Li allevarono, in effetti, negli anni a venire con grande amore e generosità.
La famiglia, però, non c’era più.
A undici anni Alberto si ammalò e dovette lasciare la scuola per diversi mesi. Durante quel tempo, anche per vincere la solitudine, si dedicò con grande passione a due attività che gli piacevano molto: lo studio del latino che aveva appena iniziato a scuola e, soprattutto, la pittura. Prima quella ad acquerello…
I soggetti che cercava di copiare erano sempre i soliti: le povere stampe appese alle pareti e i soggetti dei quadri devozionali sopra i letti di casa.
Più avanti realizzò anche i primi, temerari tentativi di pittura ad olio.
Il pittore che più amava, e che cercava di imitare, era Van Gogh. Ma gli piacevano tanto anche Modigliani, Utrillo, Chagall…
Li studiava nei fascicoli di una collana a quel tempo molto diffusa “I Maestri del colore” edita dai Fratelli Fabbri Editori.
Quando guarì e tornò finalmente a scuola esibì, con successo, le sue capacità nella lingua latina. Non fece per nulla sfoggio della sua passione per la pittura. La tenne gelosamente conservata per sé.
Non era affatto sicuro della sua capacità pittorica .
Poi non gli interessavano per nulla gli esercizi scolastici.
Odiava copiare a matita e decorare con il chiaroscuro capitelli, colonne, monumenti ecc.. Questo totale disinteresse per il disegno accademico aumentò negli anni del Liceo Scientifico tanto che con la insegnante di educazione artistica ebbe un alterco molto aspro.
Ad una zia appositamente convocata l‘insegnante, indispettita, disse che Alberto teneva un comportamento riprovevole e strano: invece di compiere gli esercizi tenendo puliti sul foglio da disegno gli spazi non occupati disegnava continuamente, oltre che con la matita anche con le dita, addirittura, paesaggi con montagne nere sullo sfondo, sempre montagne nere, e non aveva alcuna cura per il foglio…. Preso dai suoi strani soggetti artistici faceva la punta alle matite e lasciava cadere la grafite proprio sul foglio.. .
La povera donna non capì molto da questi rimproveri. Si limitò a riferirli al nipote.
Probabilmente destinati davvero a non capirsi per nulla insegnante e alunno non si rivolsero più la parola negli anni a venire.
Anche nel periodo successivo, durante l’Università a Modena e poi, dopo essersi laureato in Giurisprudenza, durante la professione giornalistica la passione per la pittura ha continuato ad ardere sotto la cenere e ad emergere con piccoli quadri.
Ma il suo richiamo era sempre più forte ….
Ben presto svolse l’attività professionale solo a tempo parziale dedicandosi sempre di più alla sua vera passione. Che però continuava, gelosamente, a tenere solo per sé…
Fino a quando i quadri accatastati in cantina e in solaio furono troppo numerosi per rimanere nascosti.
Il titolare di un laboratorio artigianale di cornici di Pavullo li vide e lo stimolò a fare una mostra presso la sua sala mostre. Alberto si lasciò convincere. La mostra ebbe un grande successo di pubblico e venne notata da alcuni critici. Era il 2001.
Già nel 2004 sue opere erano esposte in mostre collettive, la prima allestita a Riolunato, sull’alto Appennino Modenese durante l’estate da un operatore d’arte bolognese, accanto a opere di Mario Schifano e di altri autori della scuola di Piazza del Popolo e a Torino, presso una nota Galleria del centro storico, accanto a quadri di Mauro Reggiani, il grande maestro dell’astrazione geometrica italiana, di Gianfranco Ferroni e di altri importanti autori.
Con la partecipazione alla mostra collettiva di Torino si apre una importante fase di collaborazione con l’ADAC (Associazione per la diffusione dell’arte e della cultura) di Modena che proseguirà fino al 2008.
Nel 2004 la Galleria Renzo Cortina di Milano ospita una sua prima mostra personale fuori dalla cerchia locale.
Nel 2005 espone all’antica e prestigiosa Libreria Edizioni Cardano di Pavia.
La rassegna è curata da Roberto de Caro e Gaspare de Caro che scrivono sull’opera di Beneventi un saggio penetrante che, per la prima volta, fa chiaramente emergere i temi della sua poetica artistica legati in modo indissolubile alla condizione umana.
Gaspare De Caro è uno studioso che ha pubblicato, tra l’altro, diversi libri di carattere storico e culturale con Einaudi ed altre importanti case editrici.
Il figlio Roberto, anch’esso intellettuale di fama, musicologo, allora direttore della prestigiosa rivista culturale Hortus Musicus, è stato autore, tra l’altro, di importanti saggi pubblicati sui cataloghi che hanno accompagnato le mostre di Paul Klee a Bologna nel 2000 e di Renzo Vespignani al Vittoriano di Roma nel 2006.
Roberto de Caro è stato il primo, assieme al padre, ad intuire e ad affermare pubblicamente l’importanza dell’opera di Alberto Beneventi tanto che non solo ha pubblicato in quegli anni su Hortus Musicus diverse sue opere ma ha riservato due copertine della rivista ad altrettanti suoi quadri.
Nel 2005 Beneventi è invitato a partecipare al Concorso “La Fenice et des artistes “ a Venezia. Una seconda volta sarà invitato nel 2007. In entrambi i casi sue opere entrano nella collezione permanente del Concorso.
Lo stesso anno Philippe Daverio, figura già nota e affermata nel panorama culturale e artistico italiano e il gallerista milanese Jean Blanchaert, con altri loro collaboratori, in aperta polemica con le scelte della direzione della Biennale di Venezia che ha completamente trascurato gli artisti italiani, compiono una provocazione.
Danno vita al Padiglione Italia alternativo e esterno alla Biennale veneziana.
Lanciano così un appello al quale aderiscono tanti artisti noti e meno noti al grande pubblico da Kunellis a Chia a Zorio.
L’unico vincolo è quello di realizzare un’opera di dimensioni molto piccole di cm 13 x 17.
L’opera inviata da Beneventi è selezionata e, insieme a quelle di tanti altri artisti, inizia un lungo tour per la penisola. Milano, Napoli, Roma, Palermo e altre città accolgono il “Padiglione Italia”, una kermesse che suscita entusiasmo e vivaci dibattiti.
Nel 2007 la casa editrice Rizzoli stampa il libro catalogo delle opere selezionate per la pubblicazione. Tra di esse vi è l’opera di Beneventi. Il catalogo reca il titolo ”1000 artisti per un’indagine eccentrica sull’arte in Italia“ e registra un grande successo editoriale che fa da preludio alla mostra di Palazzo Fava a Bologna ove nel giugno del 2011 vengono esposte per l’ultima volta le opere che entrano poi a fare parte della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna che aveva sostenuto finanziariamente “Padiglione Italia”.
Ma torniamo al 2007. E’ questo un anno particolarmente intenso. Sempre per iniziativa dell’ ADAC Beneventi partecipa ad una mostra collettiva a Villa Carcina di Brescia. Un’intera stanza viene destinata alle sue opere. Nelle stanze vicine sono esposte opere di Piero Dorazio e Mauro Reggiani.
Ma il 2007 è anche l’anno della prima grande mostra in un luogo pubblico.
Si tratta della magnifica Rocca Sforzesca di Dozza Imolese.
A promuoverla è il Comune di Dozza insieme alla Fondazione “Dozza per l’arte”. Curatrice è Marilena Pasquali.
Consulente iconografica di Hortus Musicus, Marilena Pasquali è nota al grande pubblico come co-fondatrice del Museo Morandi di Bologna, profonda conoscitrice e studiosa del maestro bolognese oltre che di tanti altri importanti autori del novecento, tra i quali vale la pena citare Paul Klee (era appena reduce dall’avere curato la mostra di Bologna) Zoran Music, Folon ( di questo artista aveva curato nel 2005 una straordinaria rassegna a Forte Belvedere e a Palazzo Vecchio a Firenze).
Nel catalogo che accompagna la mostra di Beneventi è pubblicato anche un testo dello storico dell’arte Eugenio Riccòmini.
Le numerose stanze della Rocca Sforzesca sono invase da oltre quaranta quadri divisi in cicli pittorici.
Appaiono per la prima volta i “Muri”.
Intonaci lacerati, oramai macerie, colori sbiaditi ma ancora carichi di fascino e di ricordi, sono per Beneventi l’ultima traccia, l’ultima eco delle emozioni e dei sentimenti degli uomini e delle donne che dietro quelle mura hanno vissuto nel tempo passato.
Anche se consapevole che il suo è un tentativo velleitario e destinato alla sconfitta l’autore vuole, con la sua opera, preservare e custodire per sempre quelle emozioni.
Marilena Pasquali nel suo scritto parla di “lacerazioni del cuore, della mente e dell’anima“, di una dimensione temporale tutta interiore, di “aspirazione alla durata, di un tentativo, anche questo tutto umano, di fermare il tempo, di tenerlo stretto a se”.
Appaiono, sempre alla Rocca Sforzesca di Dozza, i primi “Campi di neve“.
Sempre Marilena Pasquali parla di ”bianco rappreso che avvolge la terra addormentata e di grigio intenso del cielo che pesa come un macigno, come una minaccia”.
A settembre dell’anno successivo, nel 2008, l’intera mostra di Dozza si trasferisce nello straordinario cinquecentesco Palazzo dei Principi di Correggio.
Curatrice è sempre Marilena Pasquali autrice anche di un libro catalogo dedicato interamente alle opere di Beneventi ove parla di “densità dell’espressione” di “drammaticità dell’incontro tra materia e superficie” e dello “sprofondare della luce negli strati oscuri che stanno sotto la pelle del colore“.
L’anno successivo è quello di un’altra grande mostra, promossa dalla Galleria Blanchaert di Milano nel quattrocentesco Antiquum Oratorium Passionis della Basilica di S. Ambrogio.
Sono esposti diversi “Muri” tra i quali il trittico di grandi dimensioni, ora in collezione privata, che suscitano grande interesse nel pubblico e nella critica.
La parete frontale dell’oratorio ospita invece un dittico di grandi dimensioni, un metro di altezza per quattro di lunghezza, ove il dramma esistenziale dell’immigrazione clandestina si condensa nel titolo “Il cielo, l’orizzonte, il mare. Omaggio agli uomini migranti”.
Il punto di osservazione è quella dell’immigrato clandestino che, insieme a tanti altri, si trova nel pieno della notte su un barcone che cerca di raggiungere la riva. Sopra e sotto, cielo e mare, pure se magnifici alla vista, sono elementi ostili. In quei momenti la natura, anche se non c’è tempesta, non è mai né benigna né consolatrice.
Come insegnava Leopardi, è indifferente alle sorti umane.
La sola speranza risiede in una sottile, offuscata, linea luminosa all’orizzonte. Perché là, sulla terra, vivono gli uomini e le donne.
Solo tra loro è possibile, se si è fortunati, trovare un poco di conforto e di solidarietà.
La rassegna, curata da Roberto De Caro che ha pure redatto il catalogo (Edizioni Oreste Genzini e Philippe Daverio), è visitata, tra gli altri, da Cristina Muccioli, critica d’arte e docente alla Accademia di Brera. Cristina Muccioli sarà chiamata dall’autore l’anno successivo a curare la mostra personale alla Galleria di Palazzo Ducale di Pavullo nel Frignano, antica residenza estiva dei Duchi Estensi di Modena.
Nel testo Cristina Muccioli, a proposito della pittura di Beneventi, parla di “pittura antimondana, antinaturalistica, antidescrittiva ma introspettiva e tragicamente inconclusa, infinita: ogni cosa viene evocata, non ingenuamente illustrata e risolta… i muri parlano di visioni rimaste intatte e indicibili nella memoria come l’intonaco aderisce al muro e come le sue ferite interstiziali lo cariano, lo intaccano radicalmente…. i muri si crepano, si deteriorano ma hanno la stessa funzione dell’arte. Resistono. Rimangono oltre noi, sono custodi delle storie della nostra Storia.”
Il catalogo contiene anche un testo illuminante di Paolo Donini, Direttore della Galleria che, a proposito della pittura di Beneventi parla di “superamento del postmodernismo nella cifra di una pittura memore e vivente,… urgente, di nuovo necessaria, totalmente eretica al contemporaneo…l’artista concentra senza mezzi termini il suo interesse sul nucleo esistenziale della ricerca: il rapporto tra segno e finitezza, pittura e morte“a proposito sempre dei “Muri” Donini parla di ”quadri che hanno saputo trattenere l’abrasione della perdita, il fuochetto di paglia di un istante consumato, il tratto di gesso dell’infanzia, il vocio dei passanti, il bagliore ocra, baluginato nell’ora ormai tarda dell’estate“.
L’anno successivo il grande spazio espositivo Mobalpa di Parigi, in rue Diderot, invita Beneventi ad una mostra personale. Curatore è Paolo Donini.
Nel catalogo figurano anche testi di Cristina Muccioli e Michele Fuoco.
Ad inaugurare la rassegna, che apre il 3 marzo 2011, è il ministro del Governo Francese Anne Marie Montchamp.
La chiusura è prevista per metà aprile.
Sarà prorogata di oltre un mese per il grande afflusso di pubblico che può ammirare oltre che i “Muri” e i “Campi di neve“ anche le “Case”, al tempo stesso rifugio ma anche prigione di una umanità dolente.
Nello stesso anno un’opera di Beneventi , un grande muro rosa, figura tra le opere riprodotte in catalogo dall’Istituto Nazionale di Cultura e dal Ministero della Pubblica Istruzione dedicato al Padiglione Italia della Biennale di Venezia di quell’anno. Il catalogo è curato da Vittorio Sgarbi.
Nella primavera del 2013 si apre a Milano, allo Studio Bolzani, nei pressi del Duomo, una nuova mostra personale dell’artista con una trentina di opere esposte. La rassegna è curata da Cristina Muccioli.
Nella primavera del 2014 viene proiettato in anteprima a Modena, presso il Caffè Concerto di Piazza Grande, accompagnato da un intervento di Cristina Muccioli, il video “Sui muri della casa abbandonata.” Tema conduttore del video sono i “Muri“ e i “Campi di neve“ di Beneventi collocati sulle pareti esterne di un vecchio casolare abbandonato. Il testo è di Paolo Donini, che oltre ad essere direttore della Galleria Civica di Pavullo è anche poeta conosciuto e apprezzato a livello nazionale.
Le musiche originali sono di Gerardo Felisatti, compositore italiano emergente che le ha donate a Beneventi in segno di amicizia e di comunanza artistica e sono eseguite al pianoforte dallo stesso Felisatti e al violoncello da Luigi Puxeddu grande interprete di questo strumento alla Scala di Milano.
Regista è Leo Lo Russo.
Il 18 settembre del 2014 a Milano, in occasione della settimana della moda che si celebra nel capoluogo lombardo dopo le settimane della moda di Parigi e New York, allo spazio Hodara di via Morone, dove opera il celebre designer, si tiene una importante sfilata di moda.
Grazie alla collaborazione dello Studio Bolzani alle pareti fanno mostra di sé alcuni ”Muri” di Beneventi.
Sempre nel 2014 Alberto Beneventi è stato chiamato a fare parte del Centro Studi Morandi.
Il 6 novembre del 2014 e’ stata inaugurata a Francoforte , presso la Galleria Art Virus, una importante mostra personale che comprende ventisette opere ,tutte appartenenti ai cicli “ Muri “ e “ Campi di neve “ ,diverse delle quali di grandi dimensioni.
La chiusura della rassegna, che e’ accompagnato da un catalogo con testo critico di Cristina Muccioli, e’ prevista per il 19 Dicembre 2014.